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LE MALATTIE INFETTIVE
CLASSIFICAZIONE

Le malattie infettive possono essere classificate secondo vari criteri:

1) in base al tipo di microrganismo che le provoca: batteri, virus,

A BATTERICHE: Tubercolosi; difterite; pertosse: molte forme di faringite (da streptococchi) ­molte polmoniti; la scarlattina; meningite cerebro-spinale (altre meningiti sono virali); tifo e salmonellosi minori; dissenteria bacillarc; colera; peste; lebbra; tetano; brucellosi; '0; sifilide; gonorrca ecc.

VIRALI: influenza; mononuclcosi infeuiva; morbillo; rosolia; varicella; vaiolo; parotite; poliomelite; epatite A e B; herpes labiale (la cosiddetta "febbre sorda") e genitale; febbre gialla

FUNGHI: tigne, rnughetto (candidiasi orale); infezioni vaginali da Candida ecc.

PROTOZOI: dissenteria amebica; malaria; toxoplasrnosi; infezioni vaginali da Triconamas­.

2) in base agli organi interessati, e quindi al quadro clinico: malattie dell'apparato respiratorio, malattie infettive dell'apparato digerente ecc.

un gruppo particolare è quello delle "rnalattie esanternatiche": sono malattie caratterizzate dalla comparsa di "macchie" o comunque alterazioni diffuse a livello della pelle, che vengono dette ESANTEMI. Le principali malattie esantcmatiche sono: il morbillo, la rosolia, la scarlat­icclla, molto frequenti nell'infanzia; il vaiolo, ormai scomparso; esantemi compaiono anche nel tifo addominale, nelle infezioni erpatiche, nella mononuc1ecosi infettiva, nella sifilede second­aria, nel tifo petecchiale.Se le macchie compaiono sulle mucose si parla di enantema      

3) in base alla principale via di trasmissione: questa classificazione  è molto importante per la PROFILASSI, poiché in malattie aventi le stesse modalità di trasmissione l'intervento preventivo risulterà spesso identico.

1alattie a trasmissione diretta:
uie veneree (contagio sessuale): sifilide; gonorrea; ulcera molle; linfogranuloma  venereo; condiloma acuminato; herpes genitale; infezioni genitali da Candida e Trichomonas;A.I.D.S. epatite B (trasmesse anche attraverso il sangue).
lebbra
dermatomicosi

b) Trasmissione verticale materno-fetale, con rischio di gravi danni o malfomazioni per il feto: rosolia; toxoplasrnosì: infezioni da citomegalovirus e herpes virus; sifilide
A.I.D.S.     .
c) Trasmissione per via aerea E' tipica delle malattie infettive dell'apparato respiratorio, come il raffreddore, l'influenza, le faringiti, la tubercolosi, la difterite, le polmoniti, pertosse, ma anche di altri apparati: la rneningite, la poliomielite, la parotite, le rnalattie esentematiche (morbillo, rosolia, scarlattina, varicella ccc.)

d) Trasmissione per via orale (veicolo idrico-alimentare) tossinfezioni alimentari; botulisrno; salmonellosi; febbre tifoide; paratifo; epatitc A; dissenteria bacillare amebica; colera; brucellosi; tbc bovina; parassitosi intestinali ecc.

e) Trasmissione attraverso sangue infetto: epatite B, A.I.D.S.

f) Trasmissione tramite vettori: malaria; febbre gialla; peste ecc.

g) Zoonosi (trasmissione da animali infetti): rabbia,leptospirosi, peste, brucellosi, bovina

h) trasmissione a seguito di ferite: tetano, gangrcna gassosa, ascessi e fenom suppurativi da stafilococchi o streptococchi.

DESCRIZIONE DELLE MALATTIE INFETTIVE

Nella descrizione di ogni malattia infettiva è necessaria una definizio generale; vanno poi specificati i seguenti punti:

1) eziologia: l'agente patogeno che causa la malattia;
2) epidemiologia: distribuzione geografica; andamento ternpora (malania endemica, epidemica); età colpite, modalità di trasmissione (diretta; indiretta per veicoli o per vettori) eventuale presenza di serbatoi di infezione tra gli animali; periodi di contagiosità.

3) sintomatologia: tipica in alcune malattie, aspecifica in altre: i sintomi dell'influenza possono essere provocati anche da altri virus, oltre a quello' influenzale. Il quadro clinico può presentare varianti e aggravamenti legati a complicazioni insorte a seguito della malattia
Nella descrizione dei sintomi, va specificata anche la durata del periodo incubazione, ossia il numero di' giorni che passano tra il momento dell'infezione e l'insorgenza dei sintomi.

4) esami di laboratorio: permettono di individuare l'agente eziologico di precisare meglio l'origine dei sintomi del paziente.

5) profilassi: vanno indicate le principali misure di profilassi diretta adottare sulla fonte di infezione, sui veicoli o sui vettori, sull'individuo


oppure indiretta, in particolare le misure di igiene pubblica e ambien­carattere generale e gli interventi di educazione sanitaria 

6) terapia: specifica contro l'agente patogeno o sintomatica, per alleviare i
:

esempio1 INFLUENZA.
E' una malattia infettiva delle prime vie aeree;
1) è provocata da un virus (più esattamente un Orthomyxovirus detto virus influenzale, di no 3 tipi: A, B e C).
2) ha andamento epidemico stagionale (autunno-inverno) e talora pandemico (si diffonde il mondo); si trasmette per via aerea, tramite aerosol di goccioline di saliva infette
con gli starnuti o i colpi di tosse. Unica fonte di infezione è l'uomo malato, contagioso la durata della malattia (1-2 settimane).

3) Dopo un breve periodo di incubazione (1-3 giorni) compare febbre anche elevata, ca­.llIaSale e faringeo, arrossamento agli occhi (o occhi lucidi, lacrimosi), mal di testa e dolori . diffusi. La febbre si risolve dopo 3-4 giorni, mentre permane uno stato di stanchezza detto astenia. Si possono sovrapporre infezioni batteriche, bronchiti, broncopolmoniti possono avere una evoluzione sfavorevole, soprattutto in soggetti già debilitati.
4) Generalmente la diagnosi viene fatta senza esami, in base ai sintomi; è possibile in­il virus in causa mediante esami sierologici (ricerca degli anticorpi).

5)Profilassi: evitare l'esposizione al freddo e gli ambienti affollati. E' discussa la validità del vaccino anti-influenzale (Sabin, !'inventore del vaccino anti­reva clamorosamente affermato che non serve a nulla). TI vaccino è comunque consigliato detti "gruppi a rischio": soggetti che rischiano gravi complicazioni (es. polmonite) se si ammalano di influenza (anziani: età superiore ai 65 anni; affetti da malauie bronco-polmonari croniche; enfisema polmonare, bronchite cronica ecc.; malati di cuore; diabetici; malati ai reni) oppure soggetti appartenenti a categorie di importanza sociale, il cui lavoro è importante per la collettività (per costoro la vaccinazione è obbligatoria soprattutto in caso di pandemia o, comunque, quando si prevede un'alta diffusione del virus influenzale): personale medico e pa­ramedico; netturbini: addetti alle centrali del latte e agli acquedotti; vigili urbani; poliziotti.

Per tutti questi soggetti il vaccino è distribuito gratuitamente dalle U.SL o dall'Ufficio di igiene;del Comune, mentre per gli altri è a pagamento.


QUANDO V ACCINARSI? Prima che arrivi l'epidemia, ossia in settembre, per dar all'organismo di produrre gli anticorpi con i virus.

I vaccino va ripetuto ogni anno, per due motivi:

I) dà una immunità di breve durata (12-18 mesi);

2) ogni anno cambiano i ceppi di virus influenzale che causano le epidemie,
IL vaccino (a virus uccisi) deve contenere sia virus A che B, perché entrambi possono dare epidemie stagionali; potrà essere efficace solo se contiene i virus A e B dei ceppi che daranno epidemia nella stagione entrante. Le epidemie hanno inizio, in genere, nei paesi asiatici, per la comunemente di "influenza russa", "cinese", "di Hong Kong" ecc.
La denominazione scientifica del virus tiene conto del luogo e dell'anno in cui viene isolato ­inoltre del tipo di virus e degli antigeni che possiede (H e N): A/taiwan 1/86 (H1N l);A/sichuan  2/87 (H3N2); B/Beijing 1/87.
Terapia: l'influenza tende a guarire spontaneamente; essendo provocata da un virus, non terapia specifica e NON si devono prendere antibiotici. Si può effettuare una terapia tica anti-fcbbrilc e anti-infiammatoria.


LE MALATTIE VENEREE

Le malattie veneree sono malattie infettive trasmesse quasi esclusivamente per contatto diretto (contatto sessuale), mentre è rara la trasmissione per via indi­retta, per la particolare labilità, nell'ambiente esterno, dei germi responsabili.
Esse sono: sifilide, blenorragia, ulcera molle e linfogranuloma venereo. Le ultime due sono quasi scomparse, per cui verranno descritte solo sifilide e blenorragia.

Attualmente sotto la dizione "malattie a trasmissione sessuale" vengono riunite, oltre alle malattie già citate, anche le seguenti malattie:

- herpes genitale, molto diffuso negli USA, provoca la comparsa di ve­scicole molto dolenti sulla mucosa degli organi genitali esterni;
- infezioni da Candida (un fungo) e da Trichomonas (un protozoo): sono trale più frequenti infezioni vaginali (provocano bruciore e perdite bianca­stre dette "leucorree"); possono essere trasmesse al partner sessuale;
- condiloma acuminato, noto come "creste di gallo", provocato dal virus del papilloma, è una specie di verruca sulla mucosa degli organi genitali esterni;
- epatite B e A.I.D.S.: possono essere trasmesse per contatto sessuale (oltre che col sangue), prevalentemente nei rapporti anali (quindi più spesso tra omosessuali maschi).

Sempre per contatto sessuale possono essere trasmesse le tigne, la scabbia e le pediculosi (i pidocchi).

SIFILIDE (O LUE)

E' Provocata dal Treponema Pallidum, un germe molto sottile,a forma spirale visibile al microscopio ottico solo con tecniche particolari, mobile, scar­samente resistente nell'ambiente esterno (all'essiccamento, alle alte temperature).
Distinguiamo due forme di sifilide: ACQUISITA e CONGENITA.
a) La SIFILIDE ACQUISITA evolve in 3 stadi (se non curata):

l) sifilide PRIMARIA, caratterizzata dalla comparsa dei SIFILOMI neIla sede di pene zione deI Treponema: più frequentemente nei genitali, regione anale e perianale, nel 5% dei in sede extragcnitale, in particolare nella mucosa della cavità orale. 2-4 settimane do l'infezione compare una papula che poi si trasforma in "ulcera dura", mentre si ha una linfoadenite sateIlite (infiammazione delle ghiandole linfatiche che diventano gonfie e dolenti). I sifilomi guariscono spontaneamente, ma dopo 4-8 settimane inizia:

2) il periodo SECONDARIO, per diffusione generalizzata dei Treponemi nell'organismo comparsa di macchie (roseole) sul tronco e poi agli arti, seguite da papule su pelle e mucose febbre, cefalea, dolori ossei, linfo-adcnopatia diffusa, alterazioni delle unghie e dei peli .
L'infezione può poi guarire spontaneamente oppure, scomparse le lesioni secondarie, restare tente, oppure sfociare nella:



3) Sifilide TERZIARIA, che può avere manifestazioni molto varie, dovute a formazione . noduli, detti GOMME, su cute, mucose e organi interni; tipiche le lesioni cardiovascolari e le terazioni degenerative del sistema nervoso centrale. I danni a questi apparati sono gravissimi: perciò è importante prevenire la sifilide terziaria con una corretta terapia della sifilide nei primi due stadi.

b) La SIFILIDE CONGENITA è dovuta a infezione del feto per via placentare da madre sifilitica. Se non si ha morte del feto e aborto, alla nascita o nei primi mesi di vita com­paiono varie manifestazioni patologiche: distinguiamo una forma PRECOCE (con lesioni si­mi1i alla sifilide secondaria, alterazioni ossee ed cpatiche) e una forma TARDlVA, più rara, che pare nella seconda infanzia ed è caratterizzata dalla presenza di "gomme" in vari organi e da lesioni caratteristiche quali: cheratite interstiziale (infezione della cornea), sordità e lesioni dentarie

In passato la sifilide ha provocato gravi epidemie e pandemie; attualmente la a diffusione è stata notevolmente limitata, grazie agli interventi terapeutici e sanitari in genere (tra cui l'educazione sanitaria).
Unica fonte di infezione è l'uomo (essere umano) malato (nel periodo primario­. o e secondario). Quasi esclusiva via di propagazione è il contatto diretto sessuale (e la trasmissione verticale dalla madre al feto attraverso la placenta, nella sifilide CONGENITA).

PROFILASSI. La denuncia è obbligatoria (ma non viene segnalata entità del malato, il quale può fornire però dati utili riguardanti la fonte fezione), l'isolamento può essere imposto solo in casi particolari, ma in ge­nere non viene praticato. Per l'accertamento diagnostico sono importanti le prove
sierologiche: reazione di Wasserrnann oggi sostituita dalla V.D.R.L, un esame preciso (nei casi dubbi viene fatto il test di Nelson, il più specifico ma anche to costoso).
Tutti i certificati di sana e robusta costituzione fisica devono essere corredati un esame sierologico per la sifilide.
Diverse strutture (dispensari pubblici gratuiti, cliniche dermo-sifilopatiche la terapia ecc.) intervengono per limitare il contagio, ma importanti sono le misure di disinfezione (per quanto una propagazione per via indiretta sia irnpro­ile) e di profilassi individuale: uso di preservativi, lavaggio prolungato dei itali con acqua e sapone.
Per la terapia vengono utilizzati la penicillina e altri antibiotici.

Va precisato che non esiste un vaccino anti-sifilide. Inoltre, la malattia non -lascia immunità, per cui è possibile una nuova infezione dopo la guarigione .





. 2. BLENORRAGIA (O GONORREA)
E' la più frequente delle malattie veneree; è provocata dalla Neisseria Go­heae o Gonococco, germe grarn-negativo, in genere diplococco (come il ingococco e lo pneumococco). Nell'uomo più frequentemente si manifesta uretrite acuta con comparsa di una secrezione uretrale purulenta detta SCOLO, dolori e bruciori uretrali, 2-6 giorni. dopo il contagio sessuale. Se mal curata può diventare cronica. Sono possibili varie complicazioni (prostatite . sepsi, ecc.). Nella donna i sintomi sono variabili; anche qui si possono avere bruciori, scolo, ma spesso passa inosservata. Non va sottovalutata.
Unica fonte d'infezione è l'uomo malato o asintomatico.

E' possibile il contagio del neonato durante il parto (congiuntivite blenoragica dei neonati). Rara la trasmissione per via indiretta, perché è facilmente distrutto dagli agenti disinfettanti naturali: le radiazioni solari (ultravioletti) l'essiccamento ecc.; e anche dai disinfettanti chimici.

Tuttavia, si ritiene possibile un contagio mediante biancheria, asciugamani o indumenti intimi infetti. Si consiglia perciò un uso strettamente personale di possibili veicoli, all'interno di famiglie in cui un membro sia infetto.

TERAPIA: va fatta una terapia antibiotica mirata. L'esame microscopico del liquido purulento è necessario per distinguere la gonorrea da uretriti non-gonococciche. L'esame colturale e l'antibiogramma consentono la scelta dell'antibiotico da usare.

PROFILASSI DELLE MALATTIE VENEREE
l) Denuncia, come già detto (vedi sifilide);
2) Trattamento terapeutico obbligatorio: chi è affetto da una malattia ven in fase contagiosa deve farsi curare e seguire le prescrizioni mediche volte a guarire la malattia e impedire la diffusione dell'infezione. Una diagnosi precoce una terapia immediata sono lo strumento profilattico più efficace.

3) Educazione sanitaria (educazione sessuale): è importante informare giovani sui pericoli di queste malattie, le modalità di contagio, per avviarli verso un corretto comportamerito sessuale.

In particolare va segnalata la pericolosità di una eccessiva "disinvoltura sessuale; si consiglia un approfondimento del rapporto sul piano sentimentale affettivo e non una sterile ricerca del piacere sessuale fine a se stesso; vanno e evitati i rapporti con soggetti infetti e rapporti "non protetti" con partners casuali; limitato il numero dei partners sessuali.

I rapporti con partners casuali vanno protetti mediante l'uso di preservati
4) Accertamento diagnostico per la lue

LE MALATTIE ESANTEMATICHE

Sono malattie caratterizzate dalla comparsa di tipiche eruzioni cutanee fuse sulla superficie cutanea. Compaiono più frequentemente nell'infanzi vengono trasmesse prevalentemente per via aerea. Tra queste vanno ricorda la scarlattina, di origine batterica; il morbillo, la rosolia, la varicella e le cosidette quarta, quinta e sesta malattia, tutte di origine virale.

6.9.1. SCARLATTINA

E' una malattia infettiva acuta, caratterizzata da un esantema maculo papuloso ed è dovuta a streptococchi beta emolitici di gruppo A che producono tossina, detta eritrogenica, responsabile delle complicazioni

L'incubazione è breve (5 gg.); la malattia dura in genere 20 giorni e si presenta in fasi successive: periodo preesantematico: febbre elevata, vomito, angina (dura 24/36 periodo esantematico: la febbre rimane elevata e compare l'esantema a partire dal collo estendersi al torace e agli arti; è particolarmente evidente sulla superficie interna del gomito pieghe inguinali e faccia interna delle coscie; il viso non è colpito uniformemente, ma restano liberi naso, mento'=( zona periorale}(maschera scarlaninosa); caratteristico anche l'aspetto lingua, molto arrossata con le papille leggermente rilevate: lingua a lampone. l'esantema, maculo-papuloso, è costituito da macchie leggermente rilevate, puntini di colore scàrlatto molto intenso, molto ravvicinate, tanto da dare l'impressione di un arrossamento diffuso
L'esanterna scompare dopo una settimana, con calo della febbre per lisi. Segue il periodo squamativo che dura 2-3 settimane; la desquamazione è lamellare, a larghi lembi, soprattutto alle mani e ai piedi.
Complicanze: come tutte le infezioni da streptococchi beta-ernolitici, la scarlattina dare complicanze di 2 tipi: suppurative (otiti, meningiti, polmoniti, sepsi ecc.) e non suppurative (glomerulonefrite e malattia reumatica: è molto importante un intervento preventivo prattutto su quest'ultima, data l'importanza dei danni che essa può provocare, soprattutto a livello cardiaco, e, di conseguenza. il costo sociale che essa comporta.

Le origini dell'infezione sono solo umane (ammalati e portatori sani, valescenti e cronici). Nei malati lo streptococco è presente nell'orofaringe, naso, sulla cute e nel sangue.     .
L'eliminazione del germe è massima nella fase esantematica e si prolunga per tutto il periodo desquamativo.     .
La trasmissione può avvenire per via diretta (goccioline infette) o indiretta (data la resistenza del germe) tramite biancheria, posate, ecc. Veicoli sono il  latte  e i gelati.
La malattia ha un andamento endemo-epidernico; si verifica tutto l'anno specie in autunno e l'età più colpita è tra i due e i nove anni.

PROFILASSI: denuncia obbligatoria, isolamento per 40 giorni, disi zio ne continua e finale. Importante la profilassi delle complicanze (adeguata rapia penicillinica ecc.).




IL MORBILLO

il morbillo è una malattia esantematica provocata da un virus del gruppo dei paramixovirus
SINTOMI: inizia a manifestarsi dopo un periodo di incubazione di 10-15 giorni; comprende- 3 periodi:

l) il PERIODO DI INVASIONE o PREESANTEMATICO, in genere di breve durata (3- 'orni), è caratterizzato da
febbre, infiammazione catarrale della mucosa congiuruivale con fotoobia, arrossamento,lacrimazione; infiammazione della mucosa nasale e laringca con raffrcddore­, tosse secca o stizzosa, arrossamento orofaringeo e segno di Koplik (comparsa di macchie  biancastre sulla mucosa delle guance, in corrispondenza dei molari).     , '-

2) PERIODO ESANTEMATIco: dopo una breve attenuazione, si ha un brusco aumento febbre, si accentuano i fenomeni catarraIi e compare l'esantema,

L'eruzione inizia alla faccia e dietro gli orecchi e si estende poi rapidamente a tutto il corpo . E' formata da elementi maculo-papulosi (macchie rilevate, di colorito rosso rame, a contorni irregolari e della grandezza di una lenticchia) che tendono a confluire, specie sulla faccia formano grosse chiazze.

3) PERIODO DESQUAMATIVO: la febbre tende a diminuire e dopo 5 o 6 giorni esantema comincia ad impallidire, mentre rapidamente scompaiono tuui gli altri segni caratteristici della malattia. Si nota una. leggerissima desquamazione a squamette piccolissime detta desquamazione furfuracea).

Tendenzialmente questa affezione è sempre sottovalutata nei paesi più avanzati in quanto una forma morbosa di breve durata e si ritiene non dia gravi conseguenze. In realtà, a volte si no verificare complicanze anche gravi:
- quella più frequente è !'interessamento bronco-polrnonare od ctitico (10% dei malati); . 1 su 3-4000 malati muore per esiti broncopolmonitici.
- altra complicanza più rara ma importante è l'encefalite post-rnorbillosa che può andare tre a 3 possibilità:

l) regredire senza esiti;
regredire con esiti permanenti:
minorazione psichica;
disturbi motori (movimenti involontari detti COREE);
3) non regredire e portare a morte
La malattia è trasmessa solo dall'uomo; ha alta contagiosità e si manifesta
con EPIDEMIE ogni 2 - 3 anni    .

L'età più colpita va dai 2 ai 10 anni con una maggiore incidenza dai 4 ai 7 7

La trasmissione del virus è diretta, tramite le secrezioni naso-faringee (starnuto o tosse), e la penetrazione avviene attraverso le mucose delle prime vie (naso, orofaringe) o quella congiuntivale.

Il periodo maggiormente contagiante comprende quello di invasione e quello esantematico.


PROFILASSI: La denuncia è obbligatoria ma spesso trascurata. L'isolamento è domiciliare, salvo complicazioni (per 5 giorni dalla co parsa dell'esantema). E' necessaria una disinfezione continua degli oggetti c cui entra a contatto il malato, mentre si può tralasciare la disinfezione finale (basta ventilare la camera) per la labilità del virus nell'ambiente.
PROFll..ASSI IMMUNITARIA: i vaccini sono costituiti da virus viven attenuato; la vaccinazione viene. praticata per via sottocutanea e può provocare (30% dei vaccinati) un morbillo attenuato (febbre e esantema morbilliforme) che può essere evitato o ridotto di intensità somministrando contemporaneamente, . una diversa sede, una piccola dose di gammaglobuline.

LA ROSOLIA
,
E' una malattia esantematica trascurabile nei bambini perché non porta complicanze, che ha assunto interesse dal 1951, quando casualmente si scoprì che questo virus può dare (se la malattia è contratta nei primi 3 mesi di gravidanza) gravi malformazioni fetali.
E' una malattia infettiva sostenuta da un virus appartenente alla famiglia Togavirus, virus a RNA, molto labile, che resiste poco nell'ambiente ed è distrutto facilmente dai disinfettanti.
QUADRO CLINICO. La malattia è caratterizzata da un esantema "rnorbilliforme" dura 3-4 giorni. Le macchie, rispetto a quelle del morbillo, sono in genere più piccole, meno rosse, più distanziate le une dalle altre e non tendono a confluire. I sintomi generali del periodo preeruttivo mancano completamente. In periodo esantematico si osservano lievi segni catarrali talvolta modesta febbre. Caratteristico della rnalattia è invece l'ingrossamento delle ghiando linfatiche, specie quelle latero-cervicali e retroauricolari che scompaiono tardivarnente e che'  in rari casi possono rappresentare l'unico segno di malattia.

Spesso la rosolia viene confusa con altre malauie esaruernatiche come il morbillo ecc. suoi sintomi infatti sono simili a quelli del morbillo, delle malattie da adenovirus ecc. per cui a volte si sostiene di aver avuto due volte la rosolia, oppure di non averi a mai avuta perché
possono essere casi asintomatici o sub clinici.
Si distinguono 2 forme di rosolia a seconda dell'età che colpisce:
FORMA POST-NATALE (forma lieve che si manifesta nei bambini)
FORMA CONGENITA (grave)

FORMA POST-NATALE: l'incubazione è di 2-3 settimane ed il virus entra tramite le vie respiratorie, si moltiplica nei linfonodi regionali e dopo 7-8 giorni si ha il suo passaggio  nel sangue (virernia che dura lO gg.). La viremia quindi si ha dopo 8 giorni dall'infezione respiratoria del virus. Il virus viene eliminato già 1 settimana prima della comparsa dei segni clinici (portatori precoci).

FORMA CONGENITA; L'ingresso del virus avviene per via transplacentare; tale passaggio porta danni tanto gravi quanto più precoce è il periodo di gravidnza nel quale si trova la paziente al momento di" contrarre la malattia (particolare rischio si ha nel periodo embrionale).
Il virus. passato per via placentare nel feto produce una sostanza che inibisce le mitosi cellulari, determinando così malformazioni nei vari organi.

Nel primo mese di gravidanza si ha un 80-100% di rischio di malformazioni; questo rischio man mano diminuisce e diventa trascurabile dal 40 mese in avanti. Le malformazioni più frequenti sono: cataratta bilaterale?sordità. malformazioni cardiache; si possono manifestare difficoltà nei movimenti. ritardo mentale ecc.

I bambini affetti da tali malformazioni sono recuperabili, ma si consiglia l'aborto terapeutici nei casi di certa infezione nei primi mesi di gravidanza.

Il 15-20% delle donne adulte non è protetto. Per sapere se si è immuni si fa il test rosolia (ricerca degli anticorpi anti-rosolia nel siero). Le donne non immuni devono essere vaccinate ma MAI DURANTE LA GRAVIDANZA (almeno 3-6 mesi prima).
La stagione di massima incidenza è fine inverno-primavera (nei mesi di Marzo, Aprile, maGGIO ma anche a Dicembre).     ~
La fonte di infezione è l'uomo, il passaggio del virus è per via respiratoria e la trasmisSIONE è diretta o semidiretta; il contatto deve essere prolungato.    
VIE DI ELIMINAZIONE. Sono soprattutto le vie respiratorie (tramite il secreto nasofaringeo)     ~~-~.
PROFILASSI. La denuncia è obbligatoria dal 1965. L'isolamento dei mala­ti non è molto utile perché il contagio può avvenire prima della comparsa clinica (portatori

precoci). La disinfezione è invece utile al letto del malato e nelle vie di eliminazione (si raccomanda la buona igiene personale). L'allontanamento dalla scquola è limitato al periodo di malattia.

IMMUNOPROFILASSI: la Sieroprofilassi ha uno scarso valore;le y-globuline

servono infatti a poco e si è visto che devono essere usate entro 24 ore dal conttagio e ad alto titolo.

Il vaccino è costituito da VIRUS della rosolia vivi e attenuati. Nei vaccinati si ha il 100% della risposta (tutti si immunizzano).
In Europa si vaccinano le bambine in età pre-pubere e le donne esposte a rischio (titolo anticorpale inferiore a 1 :8).
Non si vaccina la donna già gravida perché anche il virus attenuato può dare malformazioni. La vaccinazione va quindi effettuata almeno 3-6 mesi prima di
un'eventuale gravidanza (quindi meglio se sotto contraccezione). 

LA VARICELLA:

E' una malattia contagiosa caratterizzata da febbre ed eruzioni vescicolari disseminate.
La Varicella e l'Herpes Zooster sono manifestazioni diverse dell'infezione di uno stesso agente virale; il virus fa parte della famiglia degli Herpes-virus.
DECORSO CLINICO. L'incubazione è di circa 15 giorni. La malattia ha una sintornatologia aspeccifica: comincia con una febbre modica e, dopo circa 2 giorni. mentre la temperatura non  accenna a diminuire. compare l'csanterna: macchie rossastre che si trasformano in papule vescicole,
, pustole che danno origine a CROSTE.


L'esantema compare inizialmente sul tronco, ma spesso anche in faccia, raramente
sulle mucose. E' accompagnato da prurito intenso.     .

Caratteristica dell'eruzione varicellosa è la comparsa di elementi a gettate successive, per cui accanto ad elementi pustolo-crostosi si osservano vescicole in piena efflorescenza ed elementi maculo-papulosi.

Tale particolare comportamento permetteva di differenziare le forme gravi di Varicella dalla cosiddetta vaioloide o vaiolo attenuato in cui la comparsa degli elementi che costituìscono l'esantema è simultanea e contemporanea la loro successiva evoluzione.

La guarigione si ha con la caduta delle croste che lasciano una visibile depigmentazione della cute sottostante, che scompare dopo qualche tempo.


COMPLICAZIONI: normalmente la malattia non dà complicazioni. Raramente si osservare la comparsa di  una pustola sulla cornea con compromissione della funzione visiva. l'eruzione di pustole in laringe e le nevrassiti.

Con maggior frequenza si osserva l'infezione PIOGENICA (batterica) di elementi varicellosi in seguito a grttamento, con formazione di cìcatrici indelebili.

EPIDEMIOLOGIA E PROFilASSI. Unica sorgente di infezione è il malato, il quale è contagiante dall'inizio fino alla caduta delle escare (1-2 giorni prima della comparsa dell'esantema sino a 6 giorni dopo le ultime lesioni cutanee).

il virus penetra attraverso le vie respiratorie e si elimina attraverso queste e la cute. La notevole labilità del virus fa supporre che la trasmissione avvenga via diretta o per contagio interumano. La varicella è una malattia endemo epidemica e vengono colpiti di preferenza bambini dai 5 agli 8 anni. La denuncia è obbligatoria e l'isolamento è fiduciario; la disinfezione terminale può essere tralasciata.La malattia lascia immunità duratura.

La profilassi immunitaria (sieroprofilassi e varicellazione) trovano se applicazione.

La Parotite (gli orecchioni)
PAROTlTE è una malattia epidemica contagiosa dovuta ad un virus, PAROMYXOVIRUS PAROTIDIS, che si manifesta clinicamente come infiammazione acuta di alcune ghiandole (principalmente la PAROTIDE). Il contagio avviene quasi esclusivamente per via aerea, tra malato e soggetto . La forma clinica si manifesta in 2\3 dei casi con manifestazioni cliniche sfumate, in 1/3 in modo inapparente. E' tipica dell'infanzia.

. Difficilmente un individuo abitante in zona urbana sfugge al contagio (70-80%). E' rarissima tra i lattanti (forse per immunità madre-feto), massima-fra i 5 e i 10 anni.  
L' immunità dura a lungo, ma è possibile la reinfezione.
La malattia ha un'incubazione di 18 giorni circa, un periodo prodromico di 2 giorni (astenia,mlessere) cui segue: tumefazione parotidea, febbre elevata. nausea e vomito. Talvolta nei casi in cui la febbre è molto elevata, si hanno convulsioni. La parotide è, nel giro di una settimana è interessata bilateralmente, con cute arrossata, ed è dolente, con dolore irradiato al collo la temperatura si mantiene alta per 2-3 giorni con polso regolare. In VI. VII giornata scompare per  lisi. 
Sono rare le forme in cui la malattia si protrae più a lungo: esistono forme recidivanti che si prottragono per l mese. Vi sono forme fruste che si risolvono in 2-3 giorni.
sono possibili complicanze che richiedono il ricovero in ospedale:
localizzazioni nel sistema nervoso (meningiti, encefaliti),
localizzazioni genitali (orchite: se bilaterale porta a sterilità).
localizzazioni tiroidea (tiroiditi),
localizzazioni pancreatiche, localizzazioni articolari con dolori.

PROFILASSI. La denuncia è obbligatoria e il malato va tenuto in isola­mento per tre settimane. Esiste un vaccino che dà immunità nel 90% per 2 anni e .Va fatta dopo il 2° anno di vita (viene fatto assieme a quelli per il morbillo e la rosolia.

EPATITE VIRALE 

L'epatite è una infezìone.del fegato, Molti germi patogeni possono dare anche epatite: sia ha epatite nella leptospirosi (batterica); ascessi epatici nall'amebiasi. cisti epatiche da echinococco ecc. Tuttavia, le forme più frequenti di epatite sono le epatiti virali, che vengono distinte in:
EPATITE A: detta epatite infettiva, provocata dal virus A (HA V);
EPATITE B: epatite da siero, provocata dal virus B (HBV);

EPATITE da Virus non A non B: alcune forme di epatite virale sono provocate da altri tipi di virus così denominati, perché diversi dai primi due. Sono più frequentemente  epatiti da siero. In Italia la denuncia è obbligatoria, tuttavia non è allo stesso' modo obbli­gatoria la specifcazione del tipo di virus in causa.

EPATITE A
è  detta anche "eparite infettiva"; ha una incubazione relativamente breve 15-45 giorni,
in media un mese). L'inizio della sintòmatologia è brusco con "febbre,malessere, nausea, vomito e comparsa dell'ittero, colorazione giallastra della cute e  delle mucose. La letalità è abbastanza bassa, calcolata sullo 0,5%. il virus dell'epatite  A (HAV) ha caratteristiche simili. a quelle degli enterovirus, piccolo senza involucri, a RNA. Rispetto alla epatite B ha un più breve periodo di incubazione e l'inizio della sintomatologia è più brusco.

I

EPIDEMIOLOGIA: possiede una maggiore diffusione tra bambini e gioveni adulti, una prevalenza stagionale nei mesi tardo-autunnali. La trasmissione è orofeccale, cioè di tipo feci mani bocca; vi può essere una trasmissione intrafamiliare per contagio diretto oppure un-contagio indiretto tramite l'acqua o alimenti contaminati: in particolare i frutti-di mare consumati crudi. L'HA V è eli­minato per via fecale con eliminazione massima 1-2 settimane dopo il contagio,cioè prima dell'inizio della sintomatologia clinica. il virus passa nel sangue ma per pochi giorni e non è possibile la trasmissione per via ematica. L'infezìone con HA V dà immunità duratura.

PROFILASSI: l'isolamento del malato (profilassi diretta) ha poca importanza quindi si ha essenzialmente una profilassi indiretta: ambientale; è importante l'igiene personale. La siero profilassi attuata con y-globuline umane, se praticata tempestivamente è molto efficace: entro 1-2.settimane dal contagio è in grado di prevenire  80-90% dei casi di epatite.

EPATITE B

L'incubazione, rispetto a quelle dell'epatite A, è più lunga (50-180 giorni, in media 3 mesi) e dipende anche dalla quantità di virus assunti (nonchè dalla modalità del contagio).
L'insorgenza è insidiosa, con dolori articolari e una sintornatologia generale uguale a quella dell'epatite A. La guarigione avviene in circa 4-8 settimane nelI'85-90% dei casi; nel 2% dei casi, invece, la malattia progredisce e si cronicizza con grave compromissione della funzionalità epatica. La letalità è del 3-4% se la contaminazione avviene in seguito a trasfusione dell'l-2% quando il contagio avviene per altre vie.
Il contagio può avvenire per:

1) inoculazione diretta dell'agente tramite l'impiego di aghi e siringhe contaminati(trasfusione, drogati), oppure in seguito ad inoculazione accidentale (laboratorio );
2) contagio per piccole lesioni della cute di soggetti che maneggia prodotti contenenti sangue contaminato;
3) contagio per via sessuale: l'HBV è presente sia nella saliva che sperma.
Nell'epatite B esiste anche un rischio professionale: addetti ai centri trasfusionali, chirurghi, dentisti (per la presenza del virus nella saliva).L'elevato numero di portatori asintomatici del virus HBV ha indotto il  Ministero della Sanità ad estendere la vaccinazione anti-epatite B a popolazione sana, a partire dall'età pediatrica.

 
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